ERACLITO - FRAMMENTI

(a cura di Carlo Diano e Giuseppe Serra)

 


 

1

Non intendono gli uomini questo Discorso che è sempre né prima di udirlo né quando una volta lo hanno udito, e per quanto le cose si producano tutte seguendo questo Discorso, è come se non ne avessero alcuna esperienza, essi che di parole e di opere fanno pure esperienza, identiche a quelle che io espongo distinguendo secondo la sua natura ogni cosa e mostrando come è: ma agli uomini sfugge quello che fanno da svegli, e di quanto fanno dormendo non hanno il ricordo.

 

2

Dal Discorso col quale essi hanno di continuo e più che con altro consuetudine, da esso discordano, e le cose nelle quali ogni giorno si imbattono a essi appaiono estranee.

 

3

Non le pensano queste cose quelli che se le trovano davanti, e sono molti, ne quando ne hanno udito parlare le conoscono, anche se essi questo lo credono.

 

4

Odono e non intendono simili a sordi: per loro vale quel detto: sono qui e sono altrove.

 

5

(Increduli...) non sanno né ascoltare né parlare.

 

6

Non a me ma dando ascolto al Discorso, è saggio dire con esso che tutte le cose sono una.

 

7

Perciò bisogna seguire ciò che è comune: il Discorso è comune, ma i più vivono come avendo ciascuno una loro mente.

 

8

Chi vuole che la sua parola abbia senso, deve farsi forte di ciò che a tutti è comune e ha senso, come la città si fa forte della legge, e assai più che la città: le leggi umane traggono tutte nutrimento da un’unica legge che e la legge divina, e tanto può quanto vuole e a ogni cosa è bastante e a tutte sopravanza.

 

9

Per i desti il mondo è uno e comune, ma quando prendono sonno si volgono ciascuno al proprio.

 

10

Comune a tutti è pensare.

 

11

I dormienti sono operatori e cooperatori degli eventi del mondo.

 

12

Non bisogna operare e parlare come dormendo.

 

13

Una è la sapienza, conoscere la mente che per il mare del Tutto ha segnato la rotta del Tutto.

 

14

Il conflitto è padre di tutte le cose e di tutte è re: e gli uni fece dei, gli altri uomini: gli uni servi, gli altri liberi.

 

15

Bisogna avere alla mente che il conflitto è comune ad ambo le parti e giustizia è contesa, e tutto accade seguendo la legge della contesa e della necessità.

 

16

Nello stesso fiume entriamo e non entriamo, siamo e non siamo.

 

17

Si separa e di nuovo si aduna, e sorge e vien meno, si avvicina e si allontana.

 

18

Anche gli ingredienti di un farmaco se non si tengono in movimento si separano.

 

19

Connessioni: intero e non intero, convergente divergente, consonante dissonante: e da tutte le cose l’uno e dall’uno tutte le cose.

 

20

Non intendono come da sé discordando seco stesso concordi.

 

21

Immortali mortali, mortali immortali: viventi la morte di quelli, morenti la vita di questi.

 

22

La stessa cosa sono il vivo e il morto, il desto e il dormente, il giovane e il vecchio: questi mutando trapassano in quelli e quelli ritornano a questi.

 

23

Morte è quanto desti vediamo e quanto dormenti è sonno.

 

24

Ciò che contrasta concorre e da elementi che discordano si ha la più bella armonia.

 

25

L’uomo accende a sé stesso una luce nella notte, quando essa è spenta nei suoi occhi: vivo è a contatto col morto quando dorme, desto è a contatto col dormente.

 

26

Armonia che da un estremo ritorna all’altro estremo come è nell’arco e nella lira.

 

27

Armonia invisibile della visibile è migliore.

 

28

La natura ama nascondersi.

 

29

La via della vite è diritta e curva, ed è la medesima e una.

 

30

Nel circolo principio e fine fanno uno.

 

31

La via in su e la via in giù sono una e la medesima.

 

32

Il divino è giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame: e si muta come il fuoco quando unito agli aromi prende il nome del piacere che a ciascuno è proprio.

 

33

Mutando riposa: è fatica lavorare e obbedire sempre allo stesso padrone.

 

34

Il mare è l’acqua più pura e la più contaminata: i pesci la bevono e li tiene in vita, agli uomini è imbevibile e dà la morte.

 

35

La malattia rende piacevole la salute e di essa fa un bene, la fame rende piacevole la sazietà, la fatica il riposo.

 

36

I medici tagliano bruciano: e facendo questo si lamentano di non ricevere una degna mercede.

 

37

Questo cosmo né alcuno degli dei lo fece né alcuno degli uomini, ma fu sempre ed è e sarà, fuoco di eterna vita, che si accende con misura e si spegne con misura.

 

38

In cambio del fuoco si hanno tutte le cose e di tutte le cose il fuoco: come in cambio dell’oro le merci e delle merci l’oro.

 

39

Mutazioni del fuoco: da prima mare, e dal mare una metà terra e una metà fiamma in cielo.

 

40

La terra si fa mare e il mare si spande e nella sua misura conserva il medesimo rapporto.

 

41

Le cose fredde si scaldano e le calde si fanno fredde, le umide si fanno secche e le aride molli.

 

42

Il sole ha la larghezza di un piede umano.

 

43

Il sole è nuovo ogni giorno.

 

44

Se non ci fosse il sole, a stare alle altre stelle, sarebbe notte.

 

45

Il sole non andrà oltre la sua misura: se lo farà le Erinni ministre della Giustizia lo scopriranno.

 

46

Confini dell’Aurora e di Vespero l’Orsa: di contro all’Orsa la pietra terminale dell’Etra di Zeus.

 

47

...le stagioni che portano tutto.

 

48

Il tempo è un bimbo che gioca, con le tessere di una scacchiera: di un bimbo è il regno.

 

49

Il nome dell’arco è bios e bios è vita: opera ne è la morte.

 

50

Una volta nati vogliono vivere e avere il loro destino di morte, e lasciano figli che diano essere a destini di morte.

 

51

I confini dell’anima vai e non li trovi, anche a percorrere tutte le strade: così profondo è il Discorso che essa comporta.

 

52

Il fiume in cui entrano è lo stesso, ma sempre altre sono le acque che scorrono verso di loro: e anche le anime sono evaporazioni delle acque.

 

53

Morte delle anime è diventare acqua, morte dell’acqua diventare terra: ed è dalla terra che si fa l’acqua e dall’acqua l’anima.

 

54

Piacere delle anime è diventare umide.

 

55

Uomo ubriaco un fanciullo lo guida: il piede gli vacilla e non sa dove mettere il passo: egli ha umida l’anima.

 

56

L’anima secca è di tutte la migliore e più saggia.

 

57

Più che alle cose di cui vi è audizione e visione e che si possono apprendere, a queste io do pregio.

 

58

Lo stolido stupisce ad ogni parola.

 

59

Se le cose si mutassero tutte in fumo, a distinguerle basterebbe l’olfatto.

 

60

Come il ragno stando al centro della tela sente subito la mosca che ha rotto uno dei suoi fili e rapido vi accorre quasi provasse in sé stesso il dolore di quella rottura, così l’anima dell’uomo, solo che una parte del corpo sia offesa, in quella senza indugio si porta, come non riuscendo a sopportare che venga leso quel corpo al quale è stabilmente e con giusta proporzione congiunta.

 

61

Gli occhi sono testimoni più sicuri degli orecchi.

 

62

L’io credo è morbo sacro.

 

63

Trastulli di bimbi sono le credenze degli uomini.

 

64

Cattivi testimoni sono agli uomini gli occhi e le orecchie se hanno anime da barbari.

 

65

Se non spera non troverà l’insperato: non v’è ricerca che vi conduca né via.

 

66

Si scorda dove porta la strada.

 

67

Una sola cosa, la sapienza, vuole e non vuole essere chiamata col nome di Zeus.

 

68

Il più di quello che fanno gli dei, gli uomini non lo conoscono per la incredulità loro.

 

69

Per la divinità tutte le cose sono belle e buone e giuste: gli uomini alcune le considerano giuste, altre ingiuste.

 

70

Costume umano non ha consiglio che valga, il divino lo ha.

 

71

L’uomo ha nome d’infante al cospetto del dio come il bimbo al cospetto dell’uomo.

 

72

La più bella delle scimmie è brutta al confronto dell’uomo e l’uomo più sapiente avrà sembianza di scimmia al confronto del dio.

 

73

Cose che si trovano appena in uno e di rado.

 

74

Uno solo è per me diecimila se ottimo.

 

75

Massima virtù è aver senno, e sapienza è dire il vero e operarlo da uomo che conosce e che segue la natura delle cose.

 

76

A tutti gli uomini è dato conoscere sé stessi e non andare oltre il limite.

 

77

Non giudichiamo come capita delle cose più grandi.

 

78

Che intelletto essi hanno? e hanno senno? credono ai cantori di piazza e prendono a maestro il volgo, non sapendo che i molti son nulla e solo i pochi hanno valore.

 

79

L’ignoranza è meglio tenerla nascosta.

 

80

Di quanti ho udito la parola nessuno giunge a intendere che sapienza è cosa che sta a sé ed è distinta da ogni altra.

 

81

Di molte cose devono acquistare la scienza quelli che dicono di cercare la sapienza.

 

82

Il sapere molte cose non insegna ad avere intelletto: lo avrebbe insegnato ad Esiodo e a Pitagora, e così a Senofane e a Ecateo.

 

83

Nella conoscenza delle cose che pure si vedono gli uomini sono tratti in inganno al modo stesso di Omero, che fu sapiente di ogni altro fra gli Elleni: dei bimbi che uccidevano pidocchi lo ingannarono dicendogli: Quello che vediamo e prendiamo lo lasciamo, quello che non vediamo ne prendiamo lo portiamo.

 

84

Omero merita di essere espulso con la frusta dagli agoni e Archiloco del pari.

 

85

Omero che fa l’astrologo.

 

86

Di moltissimi è maestro Esiodo, e vi sanno anche dire che egli sapeva moltissimo, quando non conosceva né la notte né il giorno, che pure fanno uno.

 

87

... Esiodo che distingue i giorni fausti e infausti, e non sa che la natura di ogni giorno è sempre una e la stessa.

 

88

Pitagora di Mnesarco attese alla ricerca più di ogni altro uomo, e fatta raccolta dei libri ad essa dedicati, trasse da quelli la sua sapienza, il suo sapere molte cose e la sua arte di frode.

 

89

Pitagora inventore primo di raggiri.

 

90

A Priene nacque Biante figlio di Teutame: più che ogni altro ebbe fama.

 

91

Demone a ciascuno è il suo modo di essere.

 

92

Non è un bene per gli uomini che le cose vadano sempre come essi vogliono.

 

93

È difficile combattere contro il proprio animo: quello che vuole lo compra a prezzo della vita.

 

94

Quelli che cercano l’oro scavano molta terra e ne trovano poco.

 

95

Non bisogna comportarsi come figli dei padri.

 

96

Ogni essere che va prono è condotto al pascolo con la frusta.

 

97

I cadaveri sono da portar via più che gli escrementi.

 

98

Se agli asini fosse dato di scegliere, all’oro preferirebbero lo strame.

 

99

I porci godono del fango più che dell’acqua chiara.

 

100

I porci si lavano nel fango e i polli nella polvere e nella cenere.

 

101

Se la felicità fosse nei piaceri del corpo, dovremmo dire felici i bovi quando trovano le vecce da mangiare.

 

102

I cani abbaiano a quelli che non conoscono.

 

103

Non conoscerebbero il nome della giustizia se queste cose non fossero.

 

104

A ciò che non tramonta come potrebbe uno rimanere nascosto?

 

105

Giustizia condannerà gli artefici e i testimoni di menzogna.

 

106

Ciò che appare conosce e ha in mano chi più appare.

 

107

Il popolo deve combattere per la legge come per le mura della città.

 

108

Bisogna spegnere la dismisura più che le fiamme di un incendio.

 

109

È legge anche obbedire al consiglio di uno solo.

 

110

Una cosa scelgono gli uomini di vaglia a preferenza di ogni altra: gloria perenne fra i mortali, ma i più si adagiano sazi come fanno le bestie.

 

111

Chi muore in battaglia gli dei l’onorano e gli uomini.

 

112

Destino di morte più grande ha sorte più grande.

 

113

Gli uomini attende dopo la morte quello che non si aspettano né immaginano.

 

114

Le anime nell’Ade hanno come senso l’olfatto.

 

115

Egli è lì, ed essi sorgono davanti a lui e desti diventano custodi dei vivi e dei morti.

 

116

Bisogno e sazietà è il fuoco: il fuoco verrà e giudicherà tutte le cose.

 

117

È il fulmine che è al timone dell’universo.

 

118

Medicina i misteri.

 

119

La Sibilla con la bocca della follia dà suono a parole che non hanno sorriso né abbellimento né profumo, e giunge con la sua voce al di là di mille anni, per il nume che è in lei.

 

120

Il Signore di cui è l’oracolo in Delfi non dice e non nasconde: significa.

 

121

Si purificano lordandosi con altro sangue, come chi per detergere il fango si cacciasse nel fango, che ogni uomo lo riterrebbe pazzo, se lo vedesse far questo. E rivolgono preghiere a queste statue, come chi conversasse con i muri, senza sapere chi sono gli dei e chi sono gli eroi.

 

122

I riti dei misteri in uso fra gli uomini non hanno nulla di sacro.

 

123

Se non fossc Dioniso il dio a cui fanno la processione e cantano l’inno in onore delle parti di cui l’uomo ha vergogna, quello che essi fanno sarebbe contro ogni pudore: il medesimo sono Ade e Dioniso, per il quale impazzano e infuriano.

 

124

Non venga mai meno la vostra ricchezza, o Efesii, perché nelle vostre opere possiate essere svergognati.

 

125

Gli Efesii, dai giovani in su, dovrebbero tutti impiccarsi per quello che è il loro merito e lasciare la città ai fanciulli, essi che hanno cacciato Ermodoro, l’uomo da cui potevano trarre maggior giovamento, dicendo a sé stessi: «Fra noi nessuno vi sia di cui ci si possa giovare più che di ogni altro, e se uno ve n’è, stia altrove e con altri».

 

126

Ho indagato me stesso.