«I confini dell’anima vai e non li trovi, anche a percorrere tutte le strade: così profondo è il Discorso che essa comporta». (Eraclito)

consulentefilosofico.it

la consulenza filosofica

è una pratica d’aiuto basata sul dialogo sollecitata da:
- desiderio di allargare il proprio orizzonte culturale e di esplorare modalità inedite di pensiero ed esistenza;
- desiderio di ridefinire per concetti ed immagini simboliche il proprio vissuto;
- desiderio di arricchire la propria quotidianità in termini autobiografici;
- desiderio di comprendere e di comprendersi da prospettive diverse;
- problemi esistenziali ed etici derivanti da questioni di senso e significato;
- problemi di carattere comunicativo e relazionale in ambito familiare, matrimoniale, scolastico o lavorativo;
- disagio derivante da mutamenti di vita difficili da conciliare con la propria visione del mondo.
In particolare il filosofo praticante può aiutarti:
- ad orientare la tua esistenza;
- nella ricerca di senso di fronte a eventi autobiograficamente rilevanti;
- nel prendere decisioni difficili;
- ad elaborare strategie comunicative interpersonali;
- ad individuare e perseguire consapevolmente i tuoi obiettivi esistenziali;
- a chiarificare i tuoi pensieri e le tue idee;
- ad aprire nuove prospettive alla tua visione del mondo;
- ad affrontare crisi temporanee legate alle relazioni affettive;
- ad orientarti nello scelta di un lavoro, di una professione, o di un percorso di studi universitari;
- a comprendere ed accettare quel che si è.
 
Con il favorire:
- la consapevolezza di sé e dei presupposti sui quali si fonda la propria visione del mondo;
- la coerenza tra pratica di vita e modelli ideologici di riferimento;
- la riflessione autocritica aperta alla saggezza.
 
Utilizzando:
gli strumenti pratici e teorici della tradizione filosofica antica, moderna e contemporanea.
 
Si svolge:
attraverso una o più sedute individuali (o di gruppo) per appuntamento o attraverso la comunicazione scritta.
 
NON è una forma di terapia, né psichiatrica né psicoanalitica;
NON tratta alcun tipo di patologia, né psichica né fisica;
NON è una forma di didattica, né presuppone da parte del consultante una cultura filosofica di base.
 
Come tutte le professioni obbedisce ad uno statuto scientifico e ad un codice deontologico riconosciuto a livello nazionale da Phronesis Associazione Italiana per la Consulenza Filosofica.
 

perché rivolgersi al consulente filosofico?

Contrariamente a ciò che si crede, le motivazioni che hanno spinto e spingono gli uomini a fare filosofia non hanno nulla di astratto. I problemi che la filosofia affronta sono di una concretezza sorprendente: nascono dal vissuto quotidiano, sono fatti di carne, sangue e anima. Sono i nostri problemi. Posti di fronte alle cose più importanti della vita, belle o brutte che siano, ci sforziamo di farcene una ragione. Non possiamo farne assolutamente a meno: accadono a noi, proprio a noi. E spesso è in gioco la nostra serenità, lo stare bene con sé stessi e con gli altri, l'accettarsi e il sentirsi accettati. Cerchiamo una soluzione, per quanto provvisoria e incerta essa sia, e senza accorgercene stiamo già filosofando. Desideriamo comprendere, afferrare il senso di ciò che avviene dentro e fuori di noi, lo desideriamo con tutte le forze: in quel preciso istante siamo amanti del sapere, ovvero filo-sofi (dal greco fìlos, amante, amico e sophìa, sapienza, saggezza). Amanti assai interessati, mi sembra di poter aggiungere. E in ogni amante c'è un po' di pazzia, quella buona, che aiuta a vivere. La sofferenza psicologica non è necessariamente una malattia. Chi sta male con la propria vita, perché non sa proprio come affrontare una scelta difficile, perché non trova soddisfazione a scuola o al lavoro, perché non riesce a vivere con naturalezza un amore o un'amicizia, oppure perché la morte gli ha strizzato l'occhio un giorno d'inverno, ebbene non è un malato, né un pazzo che debba vergognarsi della sua stralunata condizione. è solo un amante deluso che ha bisogno di ritrovare se stesso per andare oltre.
Ecco perché la filosofia ha fama d'essere astratta: il pensatore parte dal proprio Sé per allargare lo sguardo agli altri, alla società in cui vive, al mondo intero e infine al cosmo. Perché se la vita di ciascun uomo e donna è una cosa unica ed irripetibile è anche vero che trova senso soltanto se pensata come parte infinitesimale di un Tutto (come ogni cellula del nostro corpo è finalisticamente orientata verso l'intero organismo). Per questo, nonostante le apparenze, non siamo mai soli. Con gli altri condividiamo, ognuno per proprio conto, la medesima esperienza di nascita, di vita, di morte. A dissolvere queste apparenze, che in quelle notti senza luna ci sembrano più reali del cielo e della terra, ecco venirci in aiuto inopinato l'Altro, il dialogante. E la filosofia, in fin dei conti, è proprio questo: un eterno dialogo tra buoni amici, disposti ad aiutarsi vicendevolmente, spogliandosi di ogni inessenziale orpello e mettendosi in gioco così come sono, nudi-veritieri alla ricerca di quella idea, di quell'universale il cui senso soddisfi entrambi, almeno fino alla nuova alba.
Il consulente filosofico, grazie alla padronanza degli strumenti logico-razionali della filosofia e alla conoscenza delle soluzioni escogitate dai principali pensatori della storia, è in grado di fornire al proprio interlocutore un adeguato supporto dialogico, nel pieno rispetto della sua individualità e della sua concezione del mondo e in un clima di pacata e serena comunicazione.
 

nota storica e informativa

Nata in Germania nel 1981 per iniziativa del filosofo Gerd Böttcher Achenbach, nei decenni successivi si è diffusa negli USA, in Canada, in Israele, Giappone, Sud Africa e in vari paesi europei. Questi gli spunti essenziali:
1) riportare la “filosofia” da approccio teorico e scolastico a pratica di vita, così come era concepita dagli antichi Greci (e dalle culture orientali), “rompendo” i rigidi schemi dell’Accademia (quella italiana in particolare);
2) aprire la filosofia al sociale, sfruttare i suoi metodi d’approccio (logici e razionali) per fornire un aiuto concreto agli individui che al Consulente filosofico si rivolgono (e di conseguenza concepirla come un nuovo genere di professionalità con tutto ciò che essa comporta);
3) partire dall’individuo concreto (il consultante) con il suo vissuto autobiografico e la sua visione del mondo, aiutandolo a superare determinate empasse esistenziali (problemi legati alla quotidianità, al confronto-scontro con l’Altro, amici, genitori, ambiente sociale e lavorativo, compagno/a, ecc.; alla progettazione del proprio presente-futuro, p.e. scelta universitaria, professione, matrimonio, ecc.; alla ri-meditazione del proprio passato, rapporti genitoriali e familiari in genere, ecc.; alle questioni valoriali e di senso, p.e. vita, morte, aborto, rapporto con le tecnologie e mass-media, ecc.) dall’interno del suo sistema di valori, senza imporgli alcuna “verità” preconfezionata;
4) andare oltre il rigido binomio sanità/malattia, equilibrio/disturbo mentale (che contraddistingue, invece, psicologia e psicanalisi): il Consulente ascolta e dialoga liberamente con il Consultante, attenendosi alla lettera del suo esprimersi, al problema così come viene manifestato linguisticamente ed esistenzialmente dallo stesso, senza servirsi del “detto” come materiale da interpretare (in separata sede) secondo categorie e protocolli “scientifici”, (dogmaticamente) prestabiliti (del tipo “inconscio”, “transfert”, “rimozione”, ecc.);
5) il Consulente filosofico, dunque, non cura malati o “disturbati” (ed eventualmente in presenza di forme patologiche o psicotiche rimanda il Consultante al professionista competente in materia), bensì si limita a fornire un canale di comunicazione all’individuo in quanto tale, alle prese con disagi umani ed esistenziali (e quindi condivisi e condivisibili in senso lato), mettendo al suo servizio gli strumenti metodologici e critici dell’analisi filosofica, nelle forme e nei contenuti che si sono andati storicamente definendo (sia nella tradizione di pensiero occidentale che in quello orientale, ferma restando l’indeterminatezza della suddetta distinzione);
6) compito del Consulente è, innanzitutto, sforzarsi di comprendere il quadro problematico del Consultante attraverso la disponibilità all’ascolto attento e scevro, per quanto possibile, di pregiudizi di sorta (religiosi, dottrinali, politici, razziali, ecc.), collocandolo all’interno della sua (del Consultante) visione del mondo. Occorre, quindi, che il Consulente sia sufficientemente aperto e culturalmente preparato per poter aiutare, ad esempio, un signore musulmano a superare uno scoglio di carattere etico all’interno dei principi metafisici, religiosi e morali dell’Islam, senza “inquinarli” con elementi allotrii derivanti dalla propria -del Consulente- concezione filosofica o religiosa;
7) in secondo luogo, attraverso il dialogo ed eventualmente l’azione didattica (lettura da classici filosofici, percorsi bibliografici, ecc.) fornire al Consultante gli strumenti per superare autonomamente l’empasse;
8) verificare, in terzo luogo, l’efficacia degli stessi, apportando le correzioni necessarie sempre per mezzo dell’attività dialogica o, mediatamente, di letture ad hoc;
9) aiutarlo, eventualmente, a rimettere in discussione criticamente il proprio vissuto autobiografico e le proprie scelte di vita per rimuovere l’ostacolo problematico con il fare chiarezza, secondo ragione.
Si tratta, insomma, di un approccio totalmente laico al dialogo interpersonale; “forte” per quanto concerne la metodologia – e in questo simile al discorso scientifico – perché la ratio, tanto nella sua accezione logica che in quella linguistica, ha regole precise; “debole”, in un certo senso, perché si basa sulla persona concreta (sul particolare e non sull’universale) affrontando tematiche che la mentalità comune del nostro tempo colloca per lo più nella sfera religiosa, questioni di senso, di valori, pratiche di vita, domande esistenziali. La pratica filosofica così concepita va dunque ad occupare un’area “intermedia”, uno spazio libero e umanamente comune tra, mi si perdoni l’arditezza della metafora, il confessore e il medico della mutua (o l’assistente sociale o lo psicologo). In ogni caso il Consultante non è mai considerato “oggetto” (di cura, di analisi scientifica), ma sempre “soggetto” dialogante alla pari del Consulente (che d’altra parte sarebbe errato considerare alla stregua di un maestro o di un medico - al limite è un ermeneuta, uno psicagogo).
Non sfuggiranno, infine, i principi che regolano questa professione - diritti umani, democrazia, uguaglianza, ecumenismo, interculturalità – così preziosi ed attuali nell’epoca della globalizzazione (capacità di confrontarsi liberamente e rispettosamente e di mettersi in gioco affinando il proprio senso critico e autocritico).
 
La consulenza secondo i consulenti
"Il filosofo professionale non è necessariamente chiamato a rendere migliori le cose o ad aiutare a eliminare i problemi, ma piuttosto a renderli comprensibili nella loro complessità, in modo che l’altro possa vivere con essi, piuttosto che contro o a dispetto di essi."
Petra Von Morstein, consulente filosofico canadese
 
"Come esperto nell’interpretazione delle visioni del mondo, il consulente filosofico aiuta i consultanti a scoprire i diversi significati che sono contenuti nei loro modi di vita ed esamina criticamente quegli aspetti problematici che rappresentano le loro difficoltà. Egli non offre teorie, ma piuttosto pratiche e strumenti per analisi concettuali, problematizzazioni, individuazioni di assunti nascosti, descrizioni, distinzioni, indicazioni di rapporti. Tali strumenti possono aiutare i clienti ad esaminare le loro visioni della realtà criticamente ed a rivederle."
Ran Lahav, consulente filosofico israeliano
 
"L’obiettivo del consulente filosofico non è semplicemente rendere felici e soddisfatti i propri clienti, ma piuttosto chiarire e migliorare le loro idee e visioni del mondo attraverso un processo di riflessione critica. Si assume che tale riflessione possa spesso portare ad una soluzione dei problemi dei clienti, e che da ciò possano scaturire anche soddisfazione e felicità; ma il consulente filosofico si concentra sull’analisi delle visioni del mondo associate ai problemi esistenziali del cliente, non sui problemi stessi. I consulenti filosofici possono approntare servizi unici e di gran valore – l’analisi critica di idee e visioni del mondo problematiche – ma la consulenza filosofica non è psicoterapia o consulenza spirituale."
Roger Paden, consulente filosofico americano

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